Attualità

Domenicale 11-10-15

La notizia del giorno è l’avvenuta conferma da parte della Mondadori di Berlusconi dell’acquisto di tutto il settore libri della Rizzoli, conprese le varie case che da tempo sono inserite in quel cartello editoriale. Per questa operazione, ventilata e discussa da tempo, ci sarebbe già un titolo, che a dire il vero appare orribile: Mondazzoli. Quando lo dico a qualcuno che non lo ha appreso dai giornali, crede che io mi valga di una stupida battuta, tanto appare insensata e controproducente quella denominazione, che fa pensare irresistibilmente alla “mondezza”, anzi, per dirla alla romanesca, alla “’monnezza”. Speriamo che l’autorità antitrust riesca a bocciare questa pericolosa accumulazione. Il bello è che in tal modo si viene a ripetere e a rafforzare il crimine dato dalla concentrazione in uniche mani di ben tre reti televisive nazionali. In merito si dibatte da tempo sul cosiddetto “conflitto di interessi”, con l’ipotesi di doverlo sancire con qualche dispositivo di legge. Ma in proposito forse è il caso di fare qualche riflessione, in quanto un conflitto d’interesse c’è quasi sempre, non si darà mai un qualche esponente della casta al potere, governo, parlamento, amministrazioni locali ecc., che non abbia i suoi risparmi depositati in qualche banca, e dunque la cosa lo porterebbe inevitabilmente a favorirla magari sottobanco. O vogliamo pretendere che chi accede a cariche pubbliche proceda a una spoliazione dei propri beni materiali sul modello di S. Francesco? Naturalmente, che l’accesso alle cariche ufficiali avvenga da parte di ricchi sfondati, è cosa sconsigliabile e da evitare, ma l’impedirlo dovrebbe essere affidato al buon senso dei cittadini nel momento in cui esercitano il voto. Per esempio, nelle elezioni del presidente degli Usa i ricchi sfondati che si presentano da solitari e in forza di questo solo diritto derivante dai soldi vengono sconfitti, questa sarà la sorte che attenderà anche lo sfidante Trump, c’è da scommetterlo. Purtroppo invece da noi, con lo scarso senso della democrazia che abbiamo nel sangue, la candidatura di ricchi sfondati come Berlusconi esercita un fascino irresistibile, un’invidia, una ammirata sottomissione, da qui il tentativo di porre un limite ai beni di chi si presenta in scena. Ma il vero criterio sarebbe di vigilare che questi motivi di arricchimento non si svolgessero a scapito di validi criteri ufficiali, di saggia vita civile, e dunque le tre reti possedute da Berlusconi sarebbero da impedire e bocciare non perché costituiscono per lui un ovvio interesse da tutelare, ma perché in sé e per sé ledono un cardine di una corretta vita economica, che cioè non ci sia un accumularsi di mezzi in un singolo. Se già il possesso di Mediaset sarebbe un caso da condannare, immaginiamoci ora come il tutto si aggraverebbe con l’aggiunta di un nuovo oligopolio esteso anche sul mondo dei libri. Speriamo dunque che l’antitrust vigili e scongiuri il profilarsi di questa dannosa concentrazione, senza puntare soltanto sul discutibile e mal definibile “conflitto di interessi”.

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