La carriera di Giancarlo Politi
Come tutti, ho seguito la carriera di Politi, più giovane di me di soli due anni;. Ricordo quando, giovani critici, la Biennale di Venezia ci dava alloggio al Lido, non ritenendoci degni degli hotel del centro città. Allora lui vestiva correttamente, come me, in giacca e cravatta, ma a un certo punto ha decisi di gettare alle ortiche quel decoro, non solo negli abiti m anche e soprattutto nelle scelte artistiche, ha fondato la rivista Flash Art che è diventata il luogo privilegiati di ogni innovazione, da quel momento mi è stato difficile collaborare con lui che proprio in nime di questa sua nuova facciata aveva scelto Bonito Oliva e i suoi Transavanguardisti, ci cui era divenuto il sostenitore ad oltranza, Io in opposizione mi ero trincerato nella difesa dei Nuovi-nuovi, ma ero riuscito a piazzare solo un articolo su Spoldi, protetto come al solito dal gallerista Marconi. Credo di essere stato io a suggerire una grande mostratra sulle novità internazionali, che Politi passò subito a Bonito Oliva, avvertendolo del pericolo che io gli facessi concorrenza. Lui reagì con la mostra attorno alle mura antonelloiane, e poi soprattutto con la grande mostra internazionale negli spazi di Villa Borghese. Fummo insomma a lungo avversari convinti, con ben poco spazio riservato a me. Poi in anni non lontani Politi fece un’apertura a tutta intera la situazione invitando anche me, Bonito Oliva ovviamente doveva essere l’invitato numero uno, ma per orgoglio egli si sentì superiore a tutti gli altri critici invitati, il che provocò il risentimento di Politi. Io invece vi recitai fedelmente la parte che avevo svolto in tutti quegli anni meritandomi il suo favore, come pure del pubblico presente, tanto che gli chiesi se poteva farmi avere a titolo gratuito Flash Art, che però era al termine della sua stagione migliore. Ci fu insomma tra noi una riconciliazione finale, il che non mi dispiacque, in quanto non mi piace lasciare alle mie spalle odi non sanabili.