Letteratura

Questa volta De Giovanni fa cilecca

Di Maurizio De Giovanni ho lodato qualche uscita della serie dei “Bastardi di Pizzofalcone” per la piacevole compagnia ben assortita di reietti ma efficaci nel riscattarsi, e ho pure gradito le relative traduzioni in tv dove ha ben meritato Alessandro Gassmann, riscattando con recita introversa e meditabonda la gigioneria tante volte dimostrata dal padre. Ma mi sono piaciute meno le serie affidate da De Giovanni a qualche detective solista, come il commissario Ricciardi. Ora poi esprimo tutta la mia disapprovazione per la serie affidata a Mina Settembre, in cui fra l’altro, se non sbaglio, non entra per nulla la napoletudine che sarebbe uno dei meriti di questo autore, Se fossi in sede di giudizi sull’”Immaginazione”, questo mio sarebbe un risoluto pollice verso. Mi chiedo anche perché mai un autore di indubbi successi come De Giovanni si affanni tanto a tirare il collo alla gallina, a uscire di continuo con nuovi straboccanti prodotti, come sono le quasi 300 pagine di questa sua ultima pubblicazione. E Einaudi stile libero, che accoglie questi prodotti, dovrebbe essere più selettivo, se non altro in ricordo di passati meriti ormai storici.
La vicenda si svolge tutta all’insegna dell’inverosimile, dove fra l’altro Napoli c’entra alquanto marginalmente. Può succedere dovunque che si spari a una anziana signora a scopo di scippo, per fortuna senza ucciderla. Naturalmente a indagare c’é Gelso-Mina Settembre, che non si sa come abbia potuto sposare a suo tempo un magistrato freddo e insopportabile come tale De Carolis. Si pensa ovviamente a un normale episodio malavitoso, come ce ne sono ormai ovunque, ma a mettere qualche pulce nell’orecchio c’è il fatto che entra nella faccenda un avvocato in genere al servizio dei potenti e dei malavitosi. Infatti l’inchiesta, con sorpresa di tutti, risale al baldo rampollo di un grande casato. Qui scatta l’intervento di una coppia tutta acqua e sapone, di due fratelli che più perbene di così non si può, angustiati però dalla circostanza che lei deve subire un intervento molto costoso da eseguire all’estero, per cui i due bravi ragazzi non hanno assolutamente i mezzi occorrenti. E allora si delinea la possibilità di uno scambio. Il bravo Marco, il fratello integerrimo tutto dedito alla causa del salvataggio della sorella, era amico del rampollo di buona famiglia ormai sospettato di essere l’esecutore di quell’attentato, solo per provare il brivido dell’avventura, della sfida alla legge. I due, in nome di una sorta di gemellaggio virtuale, si erano tatuati lo stesso simbolo sulle braccia, da qui la possibilità di consegnare alla legge un colpevole sbagliato, tacitandolo con l’impegno a pagare la costosa operazione che ne doveva salvare la sorella. Tutto bene, tutto male? No, basta ricorrere a uno di quei clic che devono intervenire in ogni giallo che si rispetti, ovviamente De Giovanni non vi rinuncia e dunque le cose tornano a posto, anche un magistrato ottuso come l’ex-marito di Mina riesce a fare giustizia. Forse l’unica persona a non essere contenta della soluzione di questo inghippo è il lettore, a cominciare da me. Spero che qualche prossima puntata dei Bastardi mi rimetta a posto la bocca.
Maurizio De Giovanni, Una sirena a settembre, Einaudi Stile libero, pp. 262, euro 18,50.

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