Ricordo di Lea Colliva
Contiando nella sua meritoria impresa di riscattare l’opera delle donne artiste Vera Fortunati è giunta a ricordare Lea Colliva (1901-1975). A lei mi lega una curiosa vicenda che forse vale la pena di ricordare: Mi ero iscritto all’ Accademia di Belle Arti di Bologna non perché ci credessi, ma perché a quella frequentazione era legato l’accesso alla Fondazione Venturoli, molto vantaggiosa in quanto dava agli ammessi uno studio, un tanto al mese per l’acquisto di colori e perfino la possibilità di viaggi all’estero. Tra le materie obbligatorie dell’Accademia c’era l’anatomia di cui la Colliva era docente, con la pretesa che si facesse come lei insegnava, per esempio, se si trattava di disegnare il ginocchio, bisognava procedere in un certo modo obbligato, di cui io mi scodavo facendo a modo mio, ma subendo i suoi rimbrotti. Niente da fare, io dimenticavo le sue indicazioni e procedevo a modo mio, subendo i suoi rimbotti e dovendo ricominciare daccapo, ma sicuro di sbagliare ancora una volta, Il che per me era diventato una ossessione, un ostacolo quasi insuperabile. Ma beninteso queste sono piccolezze, la Fortunati ha sicuramente migliore argomenti per omaggiare la Colliva.