Letteratura

Verasani: una convincete indagne sul mondo al femminile

Ho chiesto e ottenuto di ricevere dalla casa editrice Marsilio l’ultimo prodotto di Grazia Verasani, “Come la pioggia sul cellofan”. E’ una scrittrice che per me ha il bollino di autenticità che sono ben lieto di rilasciare a tutti i frequentatori di RicercaRe, anche se lei vi è giunta quasi al termine di quella fortunata stagione. Ma poi l’ho rivisitata quasi in ognuna delle sue numerose uscite, che a mio giudizio entrano negli aspetti positivi di una “Felsina narratrix” di cui invece boccio tanti altri prodotti, magari più reclamizzati dei suoi. A cominciare da Carlo Lucarelli, che certo è il capofila dei giallisti di casa nostra, e a livello di abilità nel confezionare gli intrighi polizieschi forse è più ingegnoso della Nostra. Del resto gli ho dedicato un abbastanza convinto “pollice recto” sull’”Immaginazione” a proposito del suo “Inverno nero”, non mancando però di rimarcare con meraviglia quella sua decisione di andare a situare le sue vicende in una Bologna d’”antan”, a mezza via tra il recupero citazionista, storico, alla maniera dei Wu Ming, e invece l’impatto diretto sulla realtà dei nostri giorni. Mi piace invece che la Verasani non abbia tentazioni di questo genere, la sua è una Bologna del nostro tempo, con i drammi, le inquietudini, i lati oscuri cui tutti partecipiamo. La sua detective di riferimento, Giorgia Cantini, frequenta le vie, i vicoli, i bar, i ristoranti che sono familiari a ciascuno di noi, Caso mai, per non tacere di certi suoi limiti, anche nelle sue storie c’è quel lato insopportabile delle vicende sentimentali cui sembra proprio che i giallisti, a cominciare dal numero uno Montalbano, non possano rinunciare- Qui se c’è una componente stonata e insopportabile è proprio l’andirivieni sentimental-erotico tra la nostra Giorgia e il commissario Bruni. E forse sarebbe anche ora che l’autrice liberi la sua portavoce dal ricordo ossessivo della sorella suicida, anche se ovviamente è d’obbligo rispettare quanto, sul piano degli affetti sgorga da una riserva autobiografica, seppure convenientemente modificata. Infine, diciamolo pure, anche il meccanismo del “giallo” non brilla per perspicuità e verosimiglianza. Ma allora? La forza della Verasani sta nel rivolgere una risoluta attenzione alla condizione femminile, il che emerge quando la Cantini, nella sua indagine, entra in contatto con giovani esistenze precarie, abitanti in case dozzinali, sempre sul piede di andarsene a cercare una sistemazione altrove. Per questo verso ritroviamo una vicinanza con altre protagoniste della felice stagione reggiana, Rossana Campo, con il suo lungo dialogare “tra donne sole”; Simona Vinci, oltretutto quasi ascrivibile al contingente bolognese, anche lei fortissima in analisi esistenziali dedicate all’universo femminile. E in definitiva, è una creazione giusta, appezzabile, quella dell’eroina della vicenda, una tale Adele Fossan, con la sua prorompente volgarità nel vestire, nel ricorrere a cosmetici pacchiani, nel cercare affannosamente una via di scampo, di sopravvivenza. Magari, rientra nel versante meno autentico il fatto che la trama pretenda di sdoppiare questa figura di convincente volgarità avvicinandole una specie di alter ego, fatto apposta per confondere le idee al lettore. Ma finché la nostra Verasani si attiene alla concretezza e tangibilità di valori esistenziali, corporali, sensibili, sensuali e magari anche sessuali, le cose funzionano, i conti tornano.
Grazia Verasani, Come la pioggia sul cellofan, Marsilio, pp. 175, euro 15.

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