Letteratura

Candidature allo Strega

A conferma della mia pochezza e della scarsa stima in cui sono tenuto, non mi hanno mai chiamato a far parte degli ”Amici della domenica”, come mi pare che ancora siano detti i votanti per il Premio Strega, né del resto ho mai fatto parte di alcuna giuria di premi letteraria. Però mi guardo bene dall’accedere alla sindrome della volpe che si giustifica per l’uva che non riesce a raggiungere dichiarandola “nondum matura”. Fuor di metafora, invece di disprezzare il Premio Strega, ne seguo da lontano le vicende, considerandolo il migliore nei nostri patii lidi, tanto più che negli ultimi anni ha laureato molti narratori cui va il mio plauso, come Scarpa, Ammaniti, Piccolo, Lagioia, e anche altri, pregevoli anche se a me non particolarmente cari. Per la prossima premiazione ho sotto gli occhi una pagina del “Corriere” che elenca ben 54 candidature, con relativi sponsor, numero spropositato, ma in definitiva mi potrei rallegrare proprio di essere “fuori”, e così non sottoposto all’onere massacrante di leggere altrettanti romanzi. Disgraziate le case editrici che avranno l’obbligo di spedire tante copie dei loro prodotti a decine di indirizzi. Comunque, proprio per non comportarmi da ipocrita volpe di fronte al frutto non raggiungibile, entro in campo per trinciare un qualche mio giudizio, magari ribadendo quel poco che riesco ancora a esprimere nero su bianco grazie all’appoggio che mi viene dall’”Immaginazione”, coi miei due “pollici” in su o in giù. Nel penultimo numero uscito ho espresso due pollici voltati in su proprio per due candidati, uno dei quali è Sandro Veronesi, col suo “Colibrì”, senza dubbio un buon prodotto, cui io stesso ho dato un forte gradimento nella mia recensione. Eppure non mi pare che valga la pensa stravolgere certe consuetudini, non so bene se mai lo Strega abbia replicato nelle sue assegnazioni, in ogni caso il ricorrere a una soluzione del genere mi sembra quasi come dichiarare una mancanza, un senso di vuoto, mentre al contrario l’alto numero dei partecipanti sta a significare perfino un “troppo pieno”, in contraddizione con la ben nota crisi del cartaceo che oggi ci affligge. Quindi, nonostante la stima che senza dubbio Veronesi merita per questa sua prova, e le molte altre precedenti ugualmente degne, consiglierei di non affidarsi a un gesto così poco redditizio e propizio. Mentre, scorrendo proprio la lista dei candidati, scorgo ai primi posti un nome degnissimo, Silvia Ballestra, con un titolo rivelativo, “La nuova stagione”, che io stesso ho lodato in un “pollice” a fianco di quello elargito al “Colibrì” di Veronesi, rallegrandomi proprio per il fatto che la scrittrice marchigiana con questa sua ultima prova si è rilanciata, dopo una serie di apparizioni un po’ fuori tono, o rassegnate a ricalcare vecchie piste, a ritornare sui luoghi di passati successi. I quali comunque esistono, e mi pare che non siano mai stati riconosciuti adeguatamente. Penso a capolavori quali “La guerra degli Antò” o “Compleanno dell’iguana”, con cui, agli inizi dei ’90, si è aperta la stagione eccezionale di RicercaRE, di cui appunto sono andati a dama, insigniti cioè dello Strega, i molti menzionati sopra. E dunque, perché non premiare chi è alle origini di quella fortunata serie? Oltretutto sarebbe anche una giusta via per dare la palma a una voce femminile, di sempre rara presenza nell’elenco dello Strega, credo che si debba andare molto indietro negli anni per trovarne una. Mi si potrebbe obiettare che in lista c’è pure Valeria Parrella, col suo “Almarina”, su cui ho dato da qualche parte un giudizio abbastanza positivo, del resto anche il suo patrocinante, Nicola Lagioia, fa parte della lista gloriosa degli emersi a Reggio Emilia. Ma si scopre che questo romanzo era già uscito prima della proclamazione dell’anno scorso, e dunque si riscontrano ragioni di inopportunità simili a quella che dovrebbe impedire di votare Veronesi, seppure per altre ragioni. Sconsiglio poi vivamente Gian Arturo Ferrari, che mi sembra appartenere alla categoria di chi, forte di solide posizioni di apparato, cerca di trasformarle in titoli spendibili sul mercato del successo letterario. Ho detto altre volte che, mentre un tempo i potenti, a cominciare dallo stesso Lorenzo il Magnifico, cercavano di acquisire titoli di gloria praticando la poesia, oggi lo fanno nell’ambito della narrativa, più spendibile a livello pubblico.

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