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Il cao Frasnedi

Il caso Frasnedi

   Sandro Malossini si conferna un eccellente revisore delle fortune degli artristi bolognei, fino a ieri aevava la sede prrestigiosa e anche i mezzi che gli erano forniti dalla presidenza del Consiglio della Regione Emilia Romagna, di cui ho approfittato io stesso facendo una mostra l’anno scorso in quegli spazi. Ora è in attesa di sapere che cosa succederà con la nuoga governance, ma intanto ha anche altre frecce al suo arco, ovvero sedi alterative. In una di queste dedica una mostra ad Alfonso Frasnedi, caso curioso verso cui io stesso sono stato colpevole eliminanandolo dalla mostra “ Bologna dopo Morandi””. Eppure ai suoi  inizi  gli ero stato fedelissimo facendo le mie prove crtiche proprio a commento delle sue prime uscite, quando si era mostrato un fedele seguace dell’ultimo naturalismo arcangeliano, il che, giovanissimo, gli aveva procuarto un invito alla Bienmale di vemezia credo nei primi Cinquanta, quando direttore ne era stato Roberto Longhi, che magari non troppo convinto si sentiva però in obbligo a sostenere la tesi del suo pupillo, Arcangeli appunto, nel sacro nome del naturalismo. E Frasnedei gli era stato segnalato proprio come un gioave forse unico pronto a porsi sotto quella bandiera tra i giovanissimi, io fui felice di fare le mie prive di critico al suo servizio. Ma poi mi era sembrato che Frasnedi si fosse fermato a quella soglia, ma invece aveva sentito i nuovi tempi e aveva aderito alla causa ben più attuale della Pop art, che era appunto quanto mi era sfuggito nella mia rassegna di quanto era capitato dopo e magari contro Morand. Ora questo linguaggio del tutto estraneo  alle grevi pesantezze dell’

Ultimo naturalismo ovveo dell’Infomalae trionfa nella mostra extra-cittadina che Malossini opportuna gli dedica, il che consente anche a me, nel lodarlo, di rimediare alla mancanza di cui ero stato colpevole nella mia rassegna di qualche anno fa.

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