Letteratura

King: difficili rapporti tra il vero e il fantasy

Il mio entusiasmo nei confronti di Stephen King, come del resto anche verso il suo quasi omologo giapponese Murakami Haruki (cfr. il mio blog di domenica scorsa), sta alquanto rallentando, e per ragioni abbastanza simili, I due sono maestri nell’abilità di affidarsi a una scena di assoluta quotidianità, beninteso nei rispettivi ambiti geografici e di civiltà, sentendo però il bisogno di aprire sbocchi per dare accesso a fattori di fantasy, di magia, di irrazionalismo, ma il passaggio dall’uno all’altro livello crea senza dubbio dei problemi, Dove e in quale misura lasciare la protezione del verosimile e affrontare il magico? Passaggio irreversibile o invece provvisto di una marcia indietro? Nel caso del precedente “Sleeping Beauties”, appena dell’anno scorso, la miscela era abbastanza netta, King entrava subito in territorio magico ideando una specie di epidemia mostruosa, ma nello stesso tempo “bianca”, felpata, che investiva solo la componente femminile del suo universo, manifestandosi attraverso una fasciatura progressiva che andava ad avvolgere le povere donne, provocando oltretutto in loro una sonnolenza irresistibile che le portava alla morte. Il tutto condotto abbastanza bene, con rinuncia sistematica a un canone di verosimiglianza, salvo poi a trovarsi di fronte al problema di che cosa fare di queste esistenze messe in mora. Ora King è pronto a sfornare un altro romanzo di più di 500 pagine, “The Outsider”, dove almeno in apparenza si tiene abbarbicato a lungo a un criterio di normalità, tratteggiando la pigra esistenza in un villaggio appartato di qualche “State”, Flint City, che però è scosso dalla scoperta di un orrido misfatto, Un ragazzino, Frank Peterson, è stato strangolato, e nello stesso tempo violentato in modo brutale infilandogli un ramo nell’ano. Scatta l’indagine, affidata un bravo poliziotto, Ralph Anderson, che però ben presto si trova di fronte a un bivio. Infatti l’assassino ha lasciato impronte, anche sul camion con cui avrebbe prima sequestrato, poi trasportato la vittima sul luogo del martirio, e perfino tracce di sangue da cui è stato possibile ricavarne il DNA, Ebbene, tutti questi indizi portano concordi a incolpare una nota persona del villaggio, tale Terry Maitland che è uno stimato docente nonché allenatore di un squadra junior di atleti del posto. Eppure, data l’evidenza delle prove a carico, si procede all’arresto di questo cittadino, nonostante che egli protesti la sua totale innocenza, accampando anche prove tangibili che al momento del crimine si trovava altrove, a molta distanza, impegnato a partecipare a un convegno in cui aveva anche preso la parola, come testimoniato da registrazioni video. Ma il torto dell’investigatore è di procedere comunque all’arresto del malcapitato, con l’errore aggiunto di condurre un tale atto “coram populo”, il che rende possibile la protesta del fratello della vittima, che interviene a uccidere l’incriminato. L’episodio, ahimé, ci ricorda troppo da vicino la scena ormai depositata nella storia in cui quel tale Ruby fredda l’accusato dell’omicidio del Presidente Kennedy, Lee Ostwald, e dunque in una occasione del genere King “fa il furbo”, riscrive un episodio ormai ben noto a tutti. Ma come uscire dal dato centrale dell’intrigo, l’ubiquità del presunto colpevole, di Terry che può dimostrare di essere stato altrove pur lasciando impronte digitali e macchie del suo sangue nel luogo del crimine? Nulla da fare, non c’è via d’uscita attraverso soluzioni che tengano i piedi per terra, King è costretto aricocorrere a soluzioni di ordine fantascientifico, deve andare a pescare in un patrimonio di cupe leggende, magari provenienti da un territorio molto adatto ad hoc quale il Messico, ricavandone una figura diabolica detta El Cuco, Deve insomma introdurre, come annuncia il titolo, l’”Outsider”, il protagonista che non viene semplicemente da fuori, ma addirittura da un altro mondo, di sortilegi, di presenze occulte, sotterranee. Un essere che non ha corpo ma che proprio per questo ne può assumere tanti, si può trasformare nelle sue vittime, seppure con qualche sforzo e fatica. Infatti il narratore, che non vuole rinunciare del tutto a una rotta verosimile, obbliga questa presenza demoniaca a soggiornare in cimiteri e grotte per completare, come una crisalide, il tempo di trasformazione nella vittima da plagiare, deve insomma parzialmente sottostare a criteri fisici, ma dispone anche di poteri che gli consentono apparizioni quasi telepatiche, cioè i personaggi in carne ed ossa vengono “visitati” da questa entità sfuggente, e perfino influenzati, come succede a un cattivo poliziotto, tale Jack Hoskins, che è un ubriacone spudorato, mosso da odio vero il collega bravo e buono, Anderson, fino al punto di andare ad appostarsi su una collina quando quest’ultimo, assieme a un gruppetto di altri “buoni”, tra cui una simpatica detective in gonnella, Holly Gibney, vanno a frugare in una caverna, proprio alla ricerca del luogo dove l’immonda creatura sta maturando la sua metamorfosi. Qui di nuovo il nostro autore saccheggia l’episodio fatale dell’uccisione di Kennedy, evocando gli spari misteriosi che anche in quel caso sarebberoi provenuti da una collina di fronte all’auto presidenziale. Del resto, quante altre scene abbiamo già visto, del tiratore che, celato nella vegetazione, fa fuori le sue vittime, ovvero di nuovo King lavora al riporto di scene di repertorio, anche se riprese con la sua indubbia scorrevolezza descrittiva e precisione di dettagli. Caso mai, un po’ di ingegnosità gli si potrebbe riconoscere nel modo con cui questo alieno riesce a procurarsi il DNA delle persone da incolpare, graffiandole in incontri casuali e di breve durata. Ma poi, se è creatura così immateriale e aerea, come è possibile che i “buoni” dell’impresa riescano davvero a catturarlo, nelle latebre della grotta, invano presieduta dal “cattivo” che ha tentato, riuscendoci in parte, di decimarli? Naturalmente il povero Maitland ottiene la riabilitazione alla memoria, la normalità trionfa, e l’alieno viene ricacciato nelle tenebre in cui è la sua dimora. Ma al confronto un classico statunitense del fantasy come Lovecraft ha più forza e decisione, esce dalla navigazione furba e mediana che tiene il nostro narratore troppo prolifico, almeno a giudicare da queste sue prove recenti.

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