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Lieto fine

Naturalmente esprimo il mio giubilo per come si è conclusa la trattativa per far nascere il governo giallo-rosso, almeno fino a questo momento, e devo anche ammettere di essere stato troppo pessimista nei miei interventi precedenti, indirizzando pesanti dubbi sui vari gestori della trattativa. A cominciare dal Segretario Pd, Zingaretti, che certo è partito da posizioni di rigetto, senza escludere il sottofondo di voler rintuzzare l’offensiva del rivale Renzi e di riprendersi per intero il controllo del Partito, ma poi è lasciato influenzare dalle ragioni di buon senso agitate da tanti vicino o lontano da lui, fino ad accettare l’incontro con i Pentastellati e da far cadere perfino la riserva su Conte. Ma chi mi sembrava il più ostile alla trattativa e l’osso più duro da mandar giù, Di Maio, alla fine devo ammettere che si è comportato bene. Ovvero, mi ha fatto morire in partenza, quando ha tenuto a ribadire che i Cinque Stelle sono al di fuori della dialettica tra destra e sinistra, se ne stanno orgogliosamente nel mezzo. Pretesa insostenibile, a mio avviso, come dire che si può evitare di starsene nel campo magnetico, o in quello sessuale tra il maschile e il femminile. Temevo che agitasse lo spettro della piattaforma Rousseau, ribadendo che il M5S non si poteva pronunciare senza il ricorso a quel responso, e dunque chiedendo a Mattarella una sospensiva. Invece, oltre a non richiamarsi a quel dubbio riscontro, Di Maio ha brillantemente sputtanato Salvini, nel suo rumoroso accusare gli avversari di essere solo dei cacciatori di poltrone, rivelando, quanto del resto già si sapeva dalla stampa, che proprio a lui Di Maio, per rifare la pace, aveva offerto la maggiore poltrona possibile. In quel momento della verità, con molta dignità Di Maio ha ricordato che dunque per ben due volte egli ha rinunciato al posto di premier, quando era nato il pateracchio del governo gialloverde, e ora di nuovo, al ripresentarsi di quella medesima offerta, nel maldestro tentativo messo in campo da Salvini di rimediare alla bestialità in cui è incorso ritenendo sicuro il ricorso a nuove elezioni. E dunque, viva Conte, a lui, come vuole la costituzione, i pieni poteri per dipanare la matassa e distribuire i ruoli. In proposito direi che è stato provvidenziale il messaggio in cui il capo morale del movimento, Grillo, ha dichiarato compito primario di fermare i barbari, come Salvini, e di “elevare” al soglio pontificio il bravo Conte. Nell’ultima sua esternazione Grillo invece l’ha fatta fuori dal vaso, con quella pretesa di dare la precedenza ai tecnici rispetto ai politici. Ma di sicuro, nella trattativa che si apre da oggi, i contraenti del nuovo matrimonio non faranno un uso capitale di quel suo ultimo fervorino, meglio che il Gran Capo compia la sua ascesa al cielo degli “elevati”, come sembrava dire in una precedente esternazione. Ora di sicuro la navigazione non sarà facile, ma più di quella precedente, per conciliare i due contraenti, Lega e Cinque Stelle, che in comune avevano solo il versante antisistema, ma indirizzato su fronti opposti, mentre c’è senza dubbio una omogeneità di elettorato tra i due novi soci I Cinque Stelle, alle elezioni dell’anno scorso, si sono ingrossati portando via al Pd, come al suono di un flauto magico, tutti i giovani della sinistra, che certo non sono andati a ingrossare la Lega, questa invece si è valsa, soprattutto nel recente incremento delle Europee, di un saccheggio sistematico ai danni di Forza Italia. E dunque, viva il bipartitismo ritrovato, da una parte ora ci sta di nuovo una destra variegata, e dall’altra una sinistra che può riprendere a dialogare e a superare i tanti punti di attrito.

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