Attualità

Dom. 3-1-21 (ancora Renzi)

Sono fortemente tentato di riprendere la mia fedeltà a Matteo Renzi, ora che gli vengo scagliate contro per dileggio tante monete simboliche, nei programmi televisivi, come in via reale era successo a suo tempo a Bettino Craxi. Pare proprio che gli Italiani non tollerino chi esce dal gregge e lo vogliano punire. Ma al contrario Renzi resta l’unica testa pensante della sinistra, l’unico che ha compreso come a suo tempo la sola via per scongiurare il ricorso a elezioni che avrebbero aperto la strada all’altro Matteo, era di superare ogni ritrosia e di fare alleanza con i Pentastellati, magari turandosi il naso. L’unico errore da lui commesso è stato quello di uscire da Pd, invece di tentare di riconquistarlo. Ma che bisogno ne aveva, potendo contare sicuramente su un numero di parlamentari aderenti a lui a prova di bomba? Ora ha ragioni da vendere nelle critiche contro l’immobilismo, il “piétiner sur place” di Conte, abile a seguire la politica del colpo al cerchio e alla botte. Giuste le critiche rivolte all’attuale premier, e del resto sotto sotto condivise dalla maggior parte dei Pd. Però, resta pure la necessità di non tirare troppo la corda, di evitare assolutamente che si vada a nuove elezioni. C’è qualcuno che dice che questo, poi, non è un male. Lo si doveva dire a Mattarella, due anni fa, che dopo il responso ambiguo delle urne temporeggiò a lungo, fino a partorire l’orrida combinazione del governo giallo-verde, origine di tanti mali. Se si andasse alle urne negli immediati prossimi tempi, ci sarebbe tuttora l’alto rischio di una vittoria del fronte delle destre, con relativa possibilità di dominare l’elezione del prossimo presidente della Repubblica. Qualcuno parla dell’effetto Churchill, quando il popolo inglese ebbe il coraggio di mandare a casa il vincitore della guerra preferendogli i Laburisti, ma ora un fenomeno del genere sarebbe del tutto ai danni della sinistra, facilmente imputabile di cattiva conduzione della questione contagio. E dunque, spero che la saggezza politica di Renzi sappia trovare il giusto equilibrio tra il tirare la corda ma non fino in fondo, fermandosi al momento giusto. Fra l’altro, tra i meriti di Iv, la compagine di Renzi, c’è anche quello di essere l’unica formazione politica a dire apertis verbis che è ora di farla finita con la dittatura dei virologi, e di riaprire tutto quello che si può. In questo ambito, ritengo opportuno segnalare un fenomeno su cui meditare, pare che nella mia città, a Bologna, sia quasi sparita una presenza abituale in questa stagione, quella dell’influenza: Che cosa significa un dato del genere, se non che la politica dei tamponi, fatta “alla carlona”, come ha detto giustamente la Annunziata in uno dei suoi ultimi incontri, ha messo sul conto del covid quanto altro non è che una banale influenza. Del resto, che ci sia aria di famiglia, tra l’una e l’altra infezione, l’hanno detto tutti. Fra gli altri, lo ha detto pure qualche virologo, poi sopraffatto dal coro interessato dei colleghi per i quali l’affermazione e la persistenza del contagio è un dogma a priori. Qualcuno ha detto cioé che il covid altro non è che un’influenza, nel novanta per cento dei casi non più grave di quella sua anticipatrice. E le morti? Ma quando ci si deciderà a andare a vedere quanto siano dovute proprio al covid, non come concausa, in quadri clinici già di per sé disperati, ma come indubitabile, unico fattore di mortalità?

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