Attualità

Dom. 6-1-19 (ancora Mattarella)

Naturalmente il 31 dicembre scorso mi sono tenuto ben lontano dagli schermi Tv in cui il Presidente Mattarella pronunciava il suo discorso ipocrita, come si sapeva da annunci precedenti, con l’invito alla pace sociale e alla concordia, lui che per pusillanimità ci ha regalato il governo più diviso e lacerante dell’intera nostra storia repubblicana. Plaudo invece all’insurrezione di sindaci e di presidenti di regione contro la sciagurata legge di sicurezza, lesiva dei diritti degli immigrati, e per tanti versi contraria allo spirito e ai commi della nostra costituzione. Non è vero che la legge debba essere sempre rispettata, non almeno in casi come questo, dove è stata approvata da un plotone di senatori e deputati che procedono per file compatte, senza lasciare alle opposizioni un minimo margine di discussione. Devo ammettere che su almeno un punto Salvini ha ragione, nel ricordare che questa legge per tanti versi criticabile, oltre ad avere avuto l’approvazione del Parlamento, è stata pure controfirmata dal Presidente della Repubblica, ma con questo, come nel gioco dell’oca, torniamo alla casella di partenza, al dover deprecare la pusillanimità della nostra massima carica dello Stato, che per non avere grane firma tutte le carte che il governo gli passa. Il colmo della beffa che, alla corretta osservazione di Salvini che quei provvedimenti detestabili hanno avuto la co controfirma di Mattarella, costui ha avuto il coraggio di dire che in definitiva un suo assenso ha scarso valore, e dunque si è quasi offeso del fatto che Salvini osasse appellarsi a quel suo atto volto a ribadire l’obbligo da parte delle autorità locali nel dover rispettare quei provvedimenti. Se Mattarella non è un garante della costituzionalità di quanto firma, che cosa ci sta a fare? E’ solo un passacarte, una inutile cinghia di trasmissione? E’ vero che potrebbe giustificarsi osservando che in ogni caso, anche dopo un suo rinvio alle Camere di quegli odiosi dispositivi, queste sicuramente glieli farebbero ritrovare uguali identici sul tavolo, ma intanto un suo atto di rifiuto, anche se dall’esito precario, poteva suonare da campanello di allarme. Ma sul Colle più alto abbiamo solo un coniglio, pronto a tutto pur di sopravvivere, degno quindi di essere fischiato, e di rifiutarsi di assistere a sue eventuali prestaziini televisive dal significato scontato e risibile. Quanto poi alla mediazione che in questo come in altri casi si offre di fornire il presidente del Consiglio Colle, non si va oltre una furba proposta di metterci appena un po’ di vasellina, nello stringersi a morsa dei suoi due padroni, contro cui non può, non vuole confliggere, ma solo rendere meno gravosa la loro stretta.

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