Letteratura

La “Italian New Epic” di Giovanna Passigato

Nella “bassa” bolognese c’è una località, Medicina, che sembrerebbe dover essere lasciata affondare nel folclore locale, di tradizioni e stagioni e meteorologia, freddi e nebbie invernali, calura estiva, e una popolazione laboriosa che si ingaggia in una quotidianità del tutto prosaica e prevedibile. In definitiva, è un “buen retiro” per pensionati, tra cui c’è Giovanna Passigato, con un brillante passato di funzionario impeccabile presso l’Università del capoluogo. Tutto calmo e quieto, sennonché la nostra Giovanna ha in sé la natura di una “signora omicidi”, capace di trasformarsi in mille guise, di evadere da quel luogo ristretto per assumere tanti abiti diversi, mettendosi nei panni più vari e cangianti. Si sa che esiste una “New Italian Epic”, con tanti narratori impegnati a dotarla di storie complesse, si pensi a un Enrico Brizzi, all’intero gruppo dei Wu Ming, a quanto faceva pure un Antonio Scurati in altre stagioni, prima di darsi al romanzo storico. Ebbene, alla chetichella la nostra pensionata entra in concorrenza o in sfida con loro, intessendo, come un grillo parlante, o come un qualche altro insetto intento a crogiolarsi al fuoco del caminetto, avventure ingegnose, pittoresche, stravaganti. Quasi con colpo di bacchetta magica decide per esempio di rievocare banchetti fastosi della buona nobiltà delle sue terre, oppure crudeli storie intonate allo scontro tra nazisti e partigiani da quelle parti. Ma meglio, per lei, distaccarsi dai confini ristretti del suo lembo di terra, concedersi avventure più ardite e funamboliche, come sfruttando un mazzo di figurine che si è trovata in soffitta, o sfruttando qualche cartone animato offerto dalla televisione, pronto del resto a scivolare nelle immagine stereotipate degli spot pubblicitario. Di recente pder un’impresa del genere la nostra scrittrice si è recata a visitare Tijuana, località messicana folclorica al massimo, ma rivissuta sul piano di una libera fantasia, così da ricavarne una “Nueva Tijuana”, con sfoggio di saloons, dove si affrontano i buoni e i cattivi, ma tra gli avventori fin troppo tradizionali scorrazzano anche strani insetti, animali favolosi, o invece orridi, repellenti. L’aggraziato, l’incantato viene sempre bilanciato da qualche nota stridente, in una ben calcolata armonia dove il macabro gareggia col lezioso e lo compensa. Qualche sera fa mi sono trovato a parlare proprio a Medicina di queste figurine raccolte in un mazzo ristretto, tanto da poterne ricavare appena un solitario, un limitato gioco di carte. Ma ho scoperto che questa ardita viaggiatrice mi aveva nascosto ben altro, un romanzone di più di 400 pagine, dove aveva inseguito e rivissuto, a modo suo, addirittura l’epopea del “Signore degli anelli”. Pretesto, l’impegno di una manciata di cavalieri. estratti da un medioevo “a strisce”, di riportare in Boemia il cadavere del “Re morto”, con lungo “Viaggio” che consente alla narratrice di percorrere tutti i regni della natura, ma sempre procedendo col suo tocco leggero, di raccoglitrice di figurine. Le fasi sono quattro, dedicate ciascuna a uno degli ambiti del nostro pianeta, le sabbie, le acque, i fiumi, le foreste. C’è un numero incredibile di personaggi, volti, presenze, per cui un lettore diligente che volesse seguire la trama fin troppo aggrovigliata, dovrebbe prendere appunti accurati, farsi una lunga lista di nomi, qualifiche, imprese. Come si dice che facesse il grande affabulatore Charles Dickens, che per ciascuno dei personaggi inseriti nei suoi folti romanzi modellava una statuina schierandola in bella vista, salvo poi gettarla via per non sbagliarsi e tenerla in vita a un successivo giro di pagina. Forse anche la nostra Passigato procede allo stesso modo, modellando con la plastilina uno dei suoi eroi sempre pronti a tuffarsi in nuove peripezie, o a sparire dalla scena. O forse un’altra immagine conveniente, e in accordo, in definitiva, col carattere grasso, perfino in senso gastronomico, del suo paese di vita, si potrebbe parlare di un ben assortito spiedino pronto a infilzare tanti pezzulli di carne e vegetali, ben attento ad alternare sapientemente i brani dai sapori forti con altri leggeri e gradevoli. Oppure si può parlare di un bombardamento leggero, capillare di emozioni, sempre pronto a ricominciare, magari con gli stessi personaggi che rinascono e rimbalzano da una pagina all’altra.
Giovanna Passigato, Il viaggio del re morto, Bononia University Press, pp 447, euro 18; Storie di Nueva Tijuana, Fara Editore, pp. 87.

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