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La partenza sbagliata dell’UE

Francamente non so valutare il peso dell’esito vincente dei no nel referendum greco appena concluso. Probabilmente esso rafforza la causa della generosità che l’Eurozona dovrà riservare al Paese ribelle, ovvero gli si dovrà fare un massiccio taglio del debito di parecchi miliardi di euro, questo è in definitiva il significato della richiesta, da Tsipras e Vaorufakis, di ottenere la cosiddetta “ristrutturazione” di quanto dovuto. Al di là di queste riflessioni contingenti, mi pare che si affermi una questione lampante, l’Unione Europea è partita col piede sbagliato, ovvero dalla coda, adottando in prima istanza l’unione monetaria. Questo invece doveva essere l’atto finale, preceduto da seri tentativi di rendere paritari il più possibile taluni pilastri della vista socio-economica delle nazioni candidate all’Unione, quali il sistema pensionistico, il sanitario e lo scolastico. Come sperare che l’unità monetaria potesse reggere se introdotta in Paesi procedenti ciascuno con un proprio passo in questi ambiti cruciali, senza che prima o dopo si manifestassero scompensi, ritardi, disuguaglianze? Purtroppo l’aver dato la precedenza all’unità monetaria non è stato un errore innocente, bensì l’astuto piano dei poteri forti (banche e governi più influenti, a cominciare dalla Germania) di ingabbiare i confratelli più deboli, togliendogli l’arma di ricatto e di sopravvivenza, cui noi stessi avevamo fatto ricorso più volte, ovvero la svalutazione delle rispettive monete. In vista di questo traguardo, vantaggioso per chi avesse i conti a posto ma pernicioso per gli altri, non si è stati a guardare per il sottile, ammettendo prontamente anche stati che non avessero fatto prima i giusti “compiti per le vacanze”, tra questi il più disastrato, già allora, era proprio la Grecia. E anche noi, ricordiamolo, siamo entrati per il rotto della cuffia, attraverso un prestito forzoso dei cittadini privati alle casse pubbliche. Ora, c’è poco da fare, non c’è alchimia finanziaria che tenga, se non si affrontano questi nodi, dandoci cioè sistemi pensionistici, sanitari, educativi davvero simili, ancor prima di tentare di raggiungere una ancor più difficile unità nella politica estera e negli armamenti. L’unica speranza è che non sia troppo tardi, e che si marci in questa direzione, l’unica che può dare davvero forza e spirito unitario all’UE.

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